Digging into Khaos

(mostra di Claudio Fiorentini al "Polmone pulsante" - 25 - 1 - 2014)

 

Partiamo da una breve notizia sull'autore. Chi è Claudio Fiorentini? un personaggio eclettico, impegnato su più fronti creativi, in particolare su quelli della scrittura e dell'arte figurativa. Ha all'attivo pubblicazioni di poesia e di narrativa (alcuni titoli credo siano esposti in bacheca). Inoltre è fotografo e, come possiamo vedere, pittore. "Digging into Khaos" (scavando nel caos): questo è il titolo della mostra che inauguriamo. Mi fa piacere riportare, a mo' di introduzione, un pensiero comunicatomi giorni addietro dall'autore via mail, rispondendo ad una mia precisa domanda. Lo leggo per intero, perché è emblematico e mi facilita il compito di relatore. Una vera e propria dichiarazione di poetica, rispetto alla quale le parole del critico diventano un'appendice quasi inutile, ripetitiva. Egli dice: "quando scrivo "digging into Khaos", scavando nel Khaos, intendo dire che quando dipingo non cerco di dire qualcosa, cerco l'armonia degli elementi, l'equilibrio tra rilievo e colore... non certo un messaggio cabalistico. Più semplice ancora, è una questione fisica, cerco (passami il termine) l'orgasmo... tra me e la tela c'è un rapporto quasi ormonale... sta di fatto che quando dipingo mi annullo, non "esisto" più, semplicemente "sono"... l'evoluzione del linguaggio viene da sé, passo dopo passo, tela dopo tela, e quando arrivo al massimo di un codice espressivo, ne cerco un altro, sempre utilizzando materia (mater)... potrei osare, e dire dell'archetipo, ma questa sarebbe presunzione da parte mia, in realtà è tutto più semplice... provo piacere, mi piace, mi piaccio, armonizzo il mio "io" con la mia "persona", e se il risultato mi supera, allora so che devo alzare l'asticella della sfida e sfondare lo schema appena scoperto, e farlo crescere ancora... dipingendo, caro Franco, cresco, mi indago, tocco l'accenno d'infinito che è in me... ma tutto questo non è altro che un intreccio di parole presuntuose... forse è ancora più semplice...".

Ebbene, resta difficile per il critico dire qualcosa di più esplicativo. Posso aggiungere alcune considerazioni a latere, nella speranza di non deturpare la bellezza di questo pensiero. Qual'è l'orizzonte creativo di Fiorentini? Risulta chiaro come questa sia un'arte materico-informale. Una poetica, pertanto, della distruzione della forma (intesa come forma di un contenuto) per lasciare che essa (la forma) significhi solo se stessa attraverso la materia di cui è composta, al di fuori di qualunque significato razionale. Il che non vuol dire - badate bene - che non possa avere significati più profondi di quelli razionali. Questa è una leggenda da sfatare. Le possibilità del pensiero non si esauriscono con quelle dell'intelletto razionale. C'è un pensiero universale che supera il pensiero razionale e che può esprimersi in tanti modi, uno dei quali è il linguaggio diretto del corpo, della materia. Quando si parla dell'Action Painting di Pollock o di altri artisti informali, si fa riferimento molto spesso alla categoria del Caso. Non è così. Il Caso non c'entra, il Caso è capriccioso, mentre quello che qui si cerca è l'adesione alle leggi elementari della materia, della vita. Fiorentini lo dice chiaro nello scritto appena citato: "Scavando nel Caos cerco l'Armonia", ossia l'Ordine, la Legge, il Codice, l'Equilibrio universale. Egli mette le mani in pasta nel flusso creativo del creato (e lo fa letteralmente, in quanto non lavora con i pennelli, ma proprio con le dita, con le mani), nell'intento di aderire al mistero della vita che è anche il mistero della morte; di aderire ossia al mistero intelligente e creativo universale. Costruire è distruggere e distruggere è costruire, secondo la legge dell'armonia dei contrari.

Se è vero che nelle sue fasi iniziali, l'arte materico-informale si lasciò prendere da suggestioni nichilistiche, mostrando il disfarsi puro e semplice delle cose, il loro distruggersi e logorarsi, il loro lento ridursi a polvere e a terriccio informe, sembra oggi farsi strada (e Fiorentini ne è un ottimo esempio) una visione metamorfica e ciclica, più che nichilistica, della vita. Una visione misterica, oserei dire, che prevede il rinnovarsi, oltre che il distruggersi delle cose. Come l'araba fenice. L'occhio pittorico di Fiorentini sembra scorgere l'alba al di là del tramonto, per cui le atmosfere sono vergini e alludono al primo giorno che fu la terra, anziché all'ultimo e definitivo. E' un tripudio armonico di colori, quello che appare sulla tela; un vorticare di corpi materici, di lacerazioni e strappi, di crateri e spigoli, di eruzioni, risucchi e magmi. L'esecuzione è gestuale e rapida, fondendo assieme vari materiali: sabbia, legno, stucco, sacchi, vinavil, scarti industriali e oggetti trovati in natura, scampati all’azione divoratrice del tempo, unitamente a residui e rottami di cose che hanno avuto una lunga consuetudine con le culture umane. È un rimettere in gioco, un ridonare vita ad un mondo altrimenti perduto, destinato a misera estinzione. Così l’inizio e la fine s’incontrano nel perire e rinascere perenne della vita.

   

 

                                                                              Franco Campegiani