Tesi: il repiro, il ritmo ed il fonema

La poesia è respiro
Da questo respiro il ritmo naturale

insito in noi
Scandisce i suoni
Che sono la radice del simbolo
E che ancor non sono simbolo

Un insieme di respiro/suono/ritmo
Che esplode autonomo
E richiama in tutti noi 
Il suono primordiale
Quello che ha fatto nascere la parola

Heb

Un giorno venne lui, il fonema

 

Logorio

Lo seguì scandendo nel suo suono il

ritmo del tempo
Che non sfocia in alcuna

conclusione

Démone

Come se il grido fosse una lotta
Tra il mostro che è in noi e l’istinto

di conservazione 
Che ci porta verso la fede
E ci dice che esiste Dio

Heb del logorio dei giorni démone

E il verso dice senza dire
Solo evocando una sensazione
Talvolta di disagio, talaltra di rabbia,

sovente di dubbio, generante amore
Comunque l’archetipo


In fondo, si distingue il  dall’altro

da sé.

 

Heb del logorio dei giorni demone
E Crutidemo deità di morfosie
                  Equis dove jakin oltre jod Abbia gnoseosi tremolio
Donde pleroma se spazio
                           Possa
Circumvolare Keter
                  E mai più fingere


E dopo la rottura
il ricongiungimento parla con apparente dolcezza
ma logora le intime fibre
per dare all’uomo rinnovata forza

 

Tendendo quella buia vibratile angoscia

Dove mistero serale

Trema quale furia celeste

E sibila silenzio che sibila

 

Così aggrappata non vola

E fende con l’artiglio

-ormai secca d’estate perduta –

Nella triste coscienza 

Di foglia autunnale


 

Devota tra ceppi cinerei
Davanti allo scoprirsi inquieto
In preghiera oblio ripete
Litania di tempi e tempi