“Fermata del bus” è un romanzo che cattura l’attenzione sin dalle prime pagine. La cosa più sorprendente è che lo scrittore Claudio Fiorentini riesce a narrare in modo ironico, e a volte surreale, le dinamiche comportamentali dell’era contemporanea in cui l’individuo, assorbito dal tutto-ego, si ritrova a fare i conti con se stesso e col tutto-nulla. Il linguaggio rimanda alle nevrosi, agli isterismi e alle ipocrisie dell’apparire in un susseguirsi di dialoghi esilaranti in cui progressivamente l’io perde consistenza per lasciare spazio alle emozioni e ai sentimenti inizialmente negati. La fermata del bus non è un luogo fisico, è il luogo in cui si narrano le storie, è il punto di incontro tra la creatività, sempre più spesso sottaciuta, e il sentire, nello svelamento finale di un’unione quasi romantica tra la parola e il pensiero. Ciò che viene detto tanto per dire, per educazione, per una quieta convivenza con gli altri, si trasforma in ciò che viene detto perché vero. E la verità è sempre lì che ci aspetta, prima o dopo, oggi o domani, basta solo riscoprire il giusto modo di guardarsi dentro, nonostante noi stessi e l'insignificante macrocosmo che ci creiamo e in cui sguazziamo inconsapevoli, nonostante i limiti imposti dalla struttura dominante dei totem assurdi che ci assediano quotidianamente.

 

Vincenza Fava