Terzo dibattito sul Manifesto Culturale Il Bandolo

 

 
 
 
TERZO INCONTRO DEL BANDOLO
 Polmone Pulsante
14 / 11 / 2014
 
Temi
      Ruolo del contemporaneo
      Superficie e profondità, cosa cerca l’artista
      Come promuovere il Manifesto
      I confini del Manifesto
 

 
Ruolo del contemporaneo
 
      Un vero artista non può non sentirsi immerso nella contemporaneità, che è come dire nella vita. Egli vive qui ed ora (hic et nunc) ed è rapito da tutto ciò che intorno a lui respira. Ne percepisce il battito, ne intuisce il senso, ne rivela il valore per immagini che gli giungono da chissà dove. Nessuno può dire da dove arrivino quelle immagini che tentano comunque di dare risposte - positive o negative - ai perché della vita.
      L'arte di qualunque tendenza, se è vera arte, ha sempre un fine coscienziale, cognitivo. Essa rivela un senso, o il senso della vita. E può farlo in un modo soltanto: immergendosi nella vita, facendone esperienza, lasciandosene esaltare e ferire, accettandone la contaminazione e il travaglio fino a risorgere o a morire. L'arte parla sempre e comunque dell'uomo: dell'uomo interiore intendiamo, che è poi l'uomo di sempre. Ovvero l'uomo di oggi, anche quando si immerge nel passato o si proietta nel futuro.
 
Superficie e profondità, cosa cerca l’artista
 
      Questo realismo tuttavia non inganni. L'arte non è cronaca, non produce cartoline oleografiche né squallidi resoconti quotidiani. C'è sempre un demone nell'arte, o forse un angelo, che intride della sua dannazione e della sua gioia l'esistenza quotidiana. In assenza di ciò, non c'è creatività, ma scialbore. Ed è quanto si registra in tanta arte di oggi, presa nelle panie di un minimalismo arido e di un vanesio manierismo che non scuotono le coscienze, ma le addormentano, incapaci come sono di parlare dell'umano.
      Basta con l’arte che ripete la cronaca, basta con questo sciacallaggio dei fatti quotidiani. I giornali già se ne occupano. L’artista deve dare una scossa, ha il dovere di vedere le cose in grande e di andare oltre, e pur se si dovesse ispirare ai fatti quotidiani, deve parlare all’anima.
      L’arte negli ultimi decenni ha voluto denunciare nefandezze umane, o semplicemente ritrarle, e ci vuole anche questo, ma nel farlo ha perso di vista il vero scopo dell’arte. Gli artisti, mirando a un facile successo, hanno seguito la corrente banalizzando il messaggio dirompente dell’Opera. Per questo l’Opera è diventata prodotto. L’artista ha una responsabilità enorme in questo meccanismo, non avendo disubbidito agli schemi dettati dal mercato.
      Egli ha coltivato il mito del successo, anche a causa dei messaggi trasmessi a bomba dai mass media, ha confuso l’ispirazione con la reazione, la vocazione con il moralismo, la creatività con la ripetizione, e invece di essere la cronaca a seguire l’artista, è l’artista che segue la cronaca, decretando per sé una morte psicologica alla quale si deve assolutamente reagire.
      Noi vogliamo riprendere il nostro ruolo e l’arte deve tornare ad essere guida, non deve essere guidata, deve rompere gli schemi, non subirli.
      In che modo? Pescando nella profondità di noi stessi, in quell'humanitas, in quel coraggio, in quei miti che spingono ad andare avanti, rifiutando il sonno dei vinti, la sconfitta di chi non crede nell'umano. E' di un nuovo umanesimo che abbiamo bisogno, di una nuova spinta mitopoietica, e non più di mitologia (moderna o antica che sia). Un umanesimo che sappia ricondurre all'uomo tutto ciò che da lui nasce e che poi se ne allontana: gli orizzonti della scienza e della tecnica, gli impulsi della spiritualità e della fede.
 
Come promuovere il Manifesto
 
      Il WEB è senza dubbio un ottimo strumento, ma dispersivo e in gran parte disimpegnato. Spesso si crede che un “mi piace” su FB sia un segno d’interesse, ma non è così. La promozione del Manifesto e delle sue idee deve ancora passare per il contatto diretto. Occorre quindi un coinvolgimento dei firmatari e simpatizzanti che permetta di migliorare la comunicazione. Crediamo che queste idee siano un motore necessario alla promozione dell’Opera artistica, ma temiamo che dar vita a questo manifesto sia del tutto inutile se non lo si fa volare di bocca in bocca.
      Oggi viviamo nell’era dell’informazione e proprio la ricchezza di informazioni disponibili diventa un telo mimetico che le occulta. Quindi non basta divulgare il manifesto sul web, non basta avere una pagina FB o un sito, occorre presentare il manifesto di persona, trasmettere l’entusiasmo che ci caratterizza, chiarire il senso di questa operazione, promuovere le idee con azioni precise.
      L’ideale sarebbe che ogni firmatario si facesse ambasciatore di queste idee sia mettendole in atto che parlandone.
      Chiediamo quindi, a chi ne ha la possibilità, di organizzare incontri o presentazioni del Manifesto, la presenza dei relatori può essere garantita anche per videoconferenza (Skype).
      Chiediamo inoltre di scrivere articoli sul Bandolo e di commentarlo nei blog che ci ospitano, in modo da partecipare attivamente alla vita del movimento.
Confini
 
      Riteniamo che il postmoderno riguardi tutti, non solo l’Italia, e il Bandolo è un grido che accomuna tutti quelli che vogliono uscire dalla palude del postmoderno.
      Il nostro movimento va sostenuto anche oltre i nostri confini.
      Il futuro non è nel sistema di promozione dell’arte che conosciamo, ma nel sistema di divulgazione che vorremmo, e noi possiamo essere attori di questo futuro.

      Riteniamo che ciò che avviene qui, avviene in modo simile anche in altri Paesi. Le esigenze dell’artista sono simili, per cui la condivisione dei nostri valori oltre i confini non può essere che un beneficio per tutti.