Claudio FIORENTINI

Essere o apparire? Un divertentissimo romanzo sul millenario dilemma che affligge l’essere umano, che qui di amletico ha ben poco...
Protagonisti di queste irresistibili, ironiche e spassosissime pagine sono piuttosto le ombre di un don Chisciotte e Sancho Panza alle
prese con i mulini a vento, le telecamere – affatto – nascoste di un Reality Show da quattro soldi. Ezio Avanzo è un disilluso e indifferente disoccupato, lucido nelle sue piccole indolenze e nelle più “alte” manifestazioni di sé, al telefono con una monotona segreteria o con l’eterna fidanzata – che ogni tanto decide di lasciare nelle più improbabili ore della notte – o ancora col suo unico vero amico, Tantalio Sfarzo, convinto di combattere l’inquinamento con una diga di rifiuti. Germanio Lo Sfriso, singolare professore di Scienze della Comunicazione, è il cavaliere errante alla ricerca di un briciolo d’onestà intellettuale, non malinconico, mai triste, guerrigliero nella giungla delle verità manipolate, dei montaggi pilotati, di racconti privi di morale, se non di senso. L’uno gioca per denaro – sarà vero? – , l’altro per missione, paladini sulle massime di un guru innominabile, ché quando nomini “Motingo” succede sempre qualcos... – black out – .
Se ben ricordo, tutto ebbe inizio quando decisi di frequentare i seminari del professor Motingo Boutique Adesse (da pronunciare tutto d’un fiato), primario di teologia tribale e filosofia antropologica all’università di Tibongo. Il professore era solito cominciare le sue lezioni con una massima, espressione riassuntiva del dubbio che, a suo dire, avrebbe dovuto far sorgere nelle nostre coscienze. Assistevo alle sue lezioni quando non avevo niente di meglio da fare, cioè molto spesso, ed ultimamente di più, in quanto anche il mio rapporto con Terrina Della Fontana era in completa putrefazione. Terrina era una donna forte, dal viso predestinato, tanto perbene che avresti pensato di portare in dote con lei una vita stabile e sensata. Ne avevo bisogno io di una così, ma ciò che per me era noiosamente ovvio, per lei era semplicemente necessario, ed una voce profonda che mi saliva dalle viscere più recondite, dopo quindici anni di solido fidanzamento, mi spingeva ad inventare ogni tipo di scusa per non uscire con lei tutti i venerdì, tutti i sabati e tutte le domeniche (a pranzo dai suoi, pasta all’uovo fatta in casa, arrosto e cicoria ripassata, paste e nocino del nonno e poi guardare la televisione e commentare l’ultimo capitolo della trasmissione di moda… per quindici anni!), e di tanto in tanto anche gli altri giorni… a far l’amore in macchina e ad incontrare amici, il gruppo, sempre lo stesso. Insomma, per fuggire alla noia mi ero inventato questa necessità di seguire i seminari, le lezioni e le conferenze di tutti i professori più pazzi che venivano da queste parti, primo tra tutti il professor Motingo Boutique Adesse (da pronunciare tutto d’un fiato).
- Senta, qui è inutile preoccuparsi. E’ tutto stabilito. Basta pensare a quello che si vede, analizzarlo... nulla è dato al caso, lo sa lei che nulla è dato al caso? Siamo tutti parte di un circo che non può fare a meno di noi, gli acrobati, i pagliacci, i domatori, le bestie...
Pausa. L’assistente si allontanò tra mille scuse. Quello riprese:
- Cos’è lei?
- Prego?
- Una bestia o un pagliaccio?
- Ah...
- Allora?
- Fino a poco tempo fa mi credevo un domatore, ma ora...
- Un domatore... ma mi faccia il piacere. Noi siamo bestie o pagliacci. Nient’altro. Altri sono i domatori. Deve fare pipì?
- Guardi, guardi di nuovo, vedrà un gruppo di persone al lavoro con i nastri.
Guardai. Tre persone armeggiavano con i nastri, li tagliavano, li rincollavano, li riguardavano su un monitor piccolo, armeggiavano con dissolvenza, sovrapposizione e missaggi strani.
- Quelli sono parte della mente del sistema. Un tassello importantissimo. Sono i direttori artistici del progetto. Scelgono le scene, le manipolano, costruiscono le sequenze da propinare al pubblico ignaro, giocano con le nostre immagini e le trasformano in una specie di documentario. Assemblano spezzoni di vita come un rompicapo gigantesco ed alterano l’ordine cronologico degli eventi fino a farne la sequenza che più piace loro. Prendono le nostre vite, le spezzettano e le integrano in altre vite. Alterano le luci con effetti speciali, invertono le sequenze, tagliano le parti noiose se vogliono far durare la scena e la presenza del partecipante al gioco, oppure prolungano le parti noiose se vogliono far eliminare una persona. Sono gli architetti del diavolo. E sa come sono arrivati fin qui? Lo sa?
- Beh...
- Sono dei pervertiti. Specializzati in film porno. Ora sono strapagati e se la spassano a nostre spese. Loschi bastardi! Sono loro gli artefici del meccanismo.
E ci siamo trovati catapultati nell’ignoto ed i ruoli, le divise, i galloni e l’esperienza sino ad allora accumulata ci servivano solo per capire che eravamo nella merda.
Ci pensi: milioni di persone che usufruiscono dei nostri programmi colti, profondi e pallosi a morirne. Ci pensi. Nel bel mezzo del programma, quando gli ascolti sono al massimo, ZAC! Ci mettiamo a parlare di figa. Il giorno dopo ZAC! Parliamo di sport, e poi di musica pop... ci pensi bene: che valore hanno i valori se non abbiamo un controvalore?
Con rammarico notai che la buca era troppo profonda per pretendere che il vecchio professore, per quanto agile, potesse risalire. Gli chiesi di nuovo se secondo lui la vita dopo la morte è una nostra pretesa di prolungare uno stato di coscienza perché in fin dei conti noi la percezione della non coscienza non possiamo averla. Mi fece cenno di andare. Ma io, testone, allungai la mano nell’estremo tentativo di tirarlo fuori mentre gli dicevo che secondo me il nostro insistere sulla possibilità che ci sia vita dopo la morte è legato al fatto che noi senza la coscienza non ci vogliamo vivere e quindi prolunghiamo idealmente la vita della coscienza, anche se per il corpo è la fine dei giochi e che per questo...
- Avanzo, io ho sempre avuto il dubbio che lei sia un perfetto idiota. Ma devo ricredermi. Infatti non avrei mai dovuto avere il benché minimo dubbio. La vita è già di per sé un mistero e non la conosciamo neanche un po’. Si faccia bastare questo. Che se ne fa di queste sue congetture? Adesso la smetta con queste storie e vada subito ad adempiere il suo destino.
Il presente è come un paletto piantato nel letto di un fiume: s’imbeve dell’acqua che passa e prima o poi si macera e diventa parte di essa.
Ma veniamo al proposito di questo mio scritto. Più che chiedersi se c’è vita dopo la morte, e questo comunque glielo spiego dopo, si chieda dove vanno a finire i sogni quando uno muore.
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Dicono di me
Ho riletto "La stella e la sua luce", come mi capita di fare per mettere a fuoco le impressioni della mia prima lettura. Si tratta di un romanzo riuscito, per il tono, per le situazioni, per i ritratti, per la scrittura. Le disillusioni del protagonista fanno da felice forza trainante della storia, sottolineata e direi punteggiata incisivamente di incontri-scontri- confronti. Non tiene solo lui, la figura portante e centrale di Ezio; ma anche gli altri coprotagonisti, come l'eterna fidanzata o il singolarissimo professore...
Paolo Ruffilli (linguista, poeta e scrittore)
Sono molto lieto che il suo romanzo sia uscito: lo sto rileggendo con molto divertimento, perché è tanto alacre, inventivo, sapientemente giocoso e bizzarro e avventuroso. Grazie!
Giorgio Barberi Squarotti (Critico letterario, poeta e scrittore)
Bello! L'ho letto tutto d'un fiato, ma poi l'ho riletto ancora e mi e' piaciuto due volte. I nomi mi divertono, vorrei utilizzare l'appellativo "Eurele" ...per decrivere un energumeno testa vuota. Dovrebbero leggerlo in molti, cosi mi capirebbero! Viva la realta' dei sogni di Avanzo, Abbasso la reality del sesso altrui.. sotto le coperte.. e ad infrarossi.
Giuseppe De Rosa (contemporaneo)
Non sono ovviamente un critico letterario (e neanche ci tengo!) ma le mie impressioni sono molto positive. E' una bella storia che gioca su diversi piani narrativi. Divertenti i personaggi e i loro nomi: Ezio Avanzo, Tarquinia, Tantalio Sfarzo, Germanio Lo Sfriso, Semolina! Tuttavia nell'ironia traspare anche un senso di malinconia che invita a riflettere. Le varie situazioni, seppur romanzate, sono vere, reali, tangibili che ritroviamo nella vita quotidiana. Le tue pagine sono come una sorta di specchio in cui il lettore vede qualcosa della propria immagine, della propria vita. Ho trovato toccante la frase finale del romanzo "...non lo so, ma forse
l'importante è che ci sia vita nella vita". A parere mio è un libro che ha un sapore surreale, grottesco, direi felliniano. Facendo un
paragone con la pittura credo che la tua sia una perfetta opera naif. Complimenti!
Marco Muccioli (giornalista, scrittore e regista)
Attuale, divertente, ben scritto e con leggerezza... ricco di contenuti
Sarina Aletta (attrice, regista, poetessa, scrittrice e cantante)
Una storia che si legge tutta d'un fiato sulle orme di un autore dalla sbrigliata immaginazione, dotato altresì di uno spiccato - e amaro - senso dell'humor. Storia incentrata sulla realtà virtuale che sta diventando più reale del reale e sulle inquietudini di un uomo contemporaneo che sembra aver perduto tutto nel naufragio morale e materiale in cui anche i suoi simili annaspano. Aggiungo che alcune battute sono fulminanti. La capacità di far sorridere o ridere senza scendere nel triviale (troppo facile) è preziosa, fa sopportare meglio ....la dura realtà.
Lidia Mali (Maggioli) - ottima scrittrice![]()