Claudio FIORENTINI

Home Letteratura Pittura Fotografia Divertimenti Notizie Chi sono Contatti Riflessioni Siti Amici

 

 

 

Io parlo jazz

 

copertina%20libro

 

 

 

- …Lo so, non è la mia storia, ma faccio una comparsata tanto per ingannare il destino. Così magari pure tu vivi meglio la tua storia. Ti piace il Jazz?
- Eh…?
- Io lo parlo. Si. Io parlo Jazz.
- Ma adesso sei tu a prendermi in giro!
- No. Credimi. Si parla. Ascolta. Si fa così. Ascolti?
- Ascolto.
- Aspetta. Devi cominciare tu. Dì una parola. Una sola. E un po’ corta. Al resto ci penso io. Dai. Una parola sola.
- Posso dirla?
- Dilla.
- Pace.

Un poeta che asserisce di parlare Jazz e che vorrebbe mettere le parole in prigione. La band che ogni venerdì suona al Jam & Jazz e la cantante che canta facendo l’amore con Dio. Un’assicuratrice che racconta i suoi sogni ad un barbone che è diventato tale perché ha abbandonato il rock per il jazz. Questi ed altri i personaggi che in questo sogno vivono solo perché il jazz non muoia fagocitato da fast food e megastore. “Io Parlo Jazz” è un affresco forse non tanto lontano dalla realtà che vede nella musica l’appiglio per sognare un mondo migliore.

 

 

Qualche assaggio, tanto per gradire

 

E quando questo assolo prende le viscere dell’ascoltatore non c’è più niente che tenga e l’istinto prevale con tutte le sue forze e dai che tamburelli con le dita, e dai che batti il ritmo con i piedi, e dai che dici “Yeah!” approvando con la testa all’unisono con gli altri strumentisti che incitano l’assolo che arriva piano piano al culmine dell’espressività, quasi una trance inevitabile, riedizione di un antico rituale che ci porta a parlare il linguaggio del buonumore senza che per questo ci si prenda troppo sul serio. Questo è Jazz.



Magia della musica. Google cantava con il ventre e con le cosce. E quando smetteva di cantare diventava triste. Lei non cantava per soldi, ma solo per amore. Quando cantava faceva l’amore con Dio. E quella notte, dopo aver fatto l’amore con Dio, Google Bee era uscita dal locale accompagnata dai poliziotti che l’avevano arrestata con l’accusa di essere complice di una tresca di un certo Palmer, editore di dubbia fama. Ma Google Bee aveva l’anima bambina ed era uscita cantando perché la musica non sarebbe entrata in prigione con lei, la musica sarebbe volata via…



– A proposito, quella donna…
- Stella?
- Stella. Che ti racconta?
- Segreto professionale.
- E dai!
- Vabbeh! Sogni. Mi racconta i suoi sogni.
- Perché, lei sogna?
- Cacchio! E che sogni.
- E tu?
- Oh, io ho smesso.



Sì. La musica. Come fai a comunicarla se non puoi ascoltarla? Non ti rimane che il silenzio per descriverla. Inizi un silenzio e lasci che il tuo interlocutore ci metta quello che vuole con la sua testa mentre pure lui ti passa il suo silenzio e tu nella tua testa ci metti quello che vuoi. Magico comunicare così.

 

 

Recensioni e critiche


E' un libro ben riuscito. Il racconto e lo stile narrativo mi hanno piacevolmente sorpreso di più rispetto al tuo
ultimo romanzo, peraltro molto bello. La parola scritta qui diventa nota musicale, perfettamente in linea con il titolo: “Io parlo Jazz”. Ho trovato molto originali e sarcastici gli incipit in corsivo ad ogni inizio capitolo. Parapaletti, Jim, Milt, Google Bee, Sammy, Stella, sono solo alcuni dei personaggi che si muovono nella storia come note musicali apparentemente astratte ma in realtà ben delineate. Figure che vivono di anima propria, ora grottesche e ora divertenti e sempre profonde sullo sfondo del “Jam & Jazz”, locale simbolo in cui passano amori e speranze avvolti nella magia della musica. Penso a “Cotton Club”, film di Francis Ford Coppola che, a prescindere dalla trama ambientata negli anni Venti che intreccia grandi musicisti di Jazz e gangster senza scrupoli, emergono dalla pellicola la fama e la solitudine, la violenza e la poesia, l’amore e la morte. Con questo
mio relativo parallelismo intendo dire che le nelle tue pagine ho trovato sottotraccia sofferenza e malinconia, ma nello stesso tempo una piacevolissima ironia sulla vita con una debordante liberazione finale dell’essere.
Ritengo che il romanzo si presti ad una rilettura teatrale.

 

Marco Muccioli (scrittore, regista e giornalista)

 

 

 

I migliori link per acquistare i libri:

 

www.bol.it

www.ibs.it

www.libreriauniversitaria.it

 

 

<< Indietro                                                                                                                                                                  Avanti>>

 

Home      Letteratura      Pittura      Fotografia      Divertimenti      Notizie      Chi sono      Contatti      Riflessioni      Siti Amici