Il dopo
Incauta magia del mentre
Ad assopire…
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Intorno sussurri e lamenti Frammentano la dilatata quiete E’ di spighe il silenzio Dorato mistero di preghiera E quale piena di strali il limite Più non divide Più non fugge
Ora La notte Impera E prima quale dopo A passo lento annebbia Non un attimo si spiega Estesa proporzione di non tempo
Tenue la coppa transita Ed io traccio tra riti frugali Il tempo d’esser uomo
In ore di marciume riscopri che la notte non lascia segno fuorché rughe di destini incompiuti ed esplorando il pianto non morire ma taci un attimo soltanto e su di me cadendo amami prendimi esplodimi
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Tra tanto ripudiar rimane un pianto Ancora non esploso a divorarmi
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Oltre il confine dei venti Dove la pietra intagliata dagli antichi Ora contempla la pochezza umana Mentre tra i capelli si tesseva l’aria E dai suoni l’impetuoso divenire Delineava il suo passo Ti ho pensato
Ora più che mai vedo quanto ho penato Credendo l’amore possibile E quanto ancora ne inseguo i riflessi E vedo come nelle ombre ho bagnato il desiderio Tra il cortese profumo della terra Ed il fragore del mare….. E il tuo volto appare femmineo A nutrire un altro sogno.
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Premendo intendimento Un fragile di donna Annoverato ha il pianto Ed ora libagione Affranca solitudo Son io me stesso? Attendo…. E sempre attendo
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In questo contraffatto silenzio si anima e trasuda leggera ad offrirsi quale nuovo sacrificio mentre imbrunisce il nostro dileguarsi…. non era altro che d’affanno prescelto rifugio No, tra esequie attesa declinando l’attimo ultimo si contrae futura e si danna d’esser colta prima della fine stessa lei l’attesa ignara sognando allegorica stizza cade ed ama dallo sguardo la sua assenza |
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Talora scrivere penando Siffatte menzognere reti In raccapriccio tratte A eludere sé stessi Non già per definire il mondo Con ombra e verità Ma quale foglia d’ossa spente Potendo la menzogna non essere più vergine
E si fa notte
Non il tuo volto…. Le tue mani tracciano derubando grate propositi ignoti per poi nello stinto serale premere una nube sul tuo seno ove non trasmigra ove non scende pena né delirio ma persistente ama
Non il tuo sguardo…. Ma spargendosi il torvo, affine ricordo Che ride in simiglianza Di sorrisi.
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Allegoria del poco ci rimane E funebre riparo Se fingere vivendo allegoria del sogno Che dipanata sperde E non rimane |
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Ha per istanti queste insolite carezze Spurie ipocondrie d’amanti Cercando un dunque Che realizzi dubbi stantìi Logori da noie inconfessate Poco l’amore in noi C’insegna a vivere
Anche cosparsa in carne L’ansia mia È traspirante amore atteso Prosegue Quasi opposto il tempo E il suo richiamo Di passi vitalizi
Amarti allora Predato dissapore e sangue e sogno Ma tenue E teso filo unendo Possa volerci insieme
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Heb del logorio dei giorni demone
E Crutidemo deità di morfosie
Equis dove jakin oltre jod
Abbia gnoseosi tremolio
Donde pleroma se spazio
Possa
Circumvolare Keter
E mai più fingere
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Lasciarsi andare In mari di dolcezze Ove il volo d’argento e nubi Dissuadendo l’essenze e le magie Delle stagioni A ridere al crepuscolo Rincorrendo l’amore E poi Lasciarsi andare….
Laddove il morire dell’uomo Al passo degli attimi s’inventa Mille poesie divampano A morire nel fuoco.
Noi Che viviamo il soffio della morte Nel fugace ritroviamo l’ansia Di scoprire Che anche il minimo soffio di vento Mai si ripete…..
…..continua…… |
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e il ticchettìo risolve ogni speranza
lungo
eterno istante
fuggi
minimo e intenso
nell’intimo
l’assurdità della misura
e così sibili univoco il ciclo
ove perderti è impossibile
messe tra i corvi e vino acidizzato
sui tavoli dei vinti
il sogno
in questa scalza notte
felpate idee sorvegliano
qualora illudermi volessi
che ancora esiste Dio
quiete d’intanto si dilata
mentre apostata palpito
denso e buio
mi trangugia
ch’io mi perda e non travisi
quanto ancor resta sconosciuto
a far di vita semina
perenne.
E’ senza tempo la notte
Un lumìo aggiunge ai veli nubici
Freddo e non buio
Veloce questa vita
Al centro dei triangoli
Coi vertici ad aprirsi
Da braccia all’ali sue
E quindi volo anch’io

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