Claudio FIORENTINI

Home Letteratura Pittura Fotografia Divertimenti Notizie Chi sono Contatti Riflessioni Siti Amici

 

Il dopo

 

                                                                                                                                  Incauta magia del mentre
                                                                                                                                                    Ad assopire…

 

 

Intorno sussurri e lamenti
Frammentano la dilatata quiete
                  E’ di spighe il silenzio
                  Dorato mistero di preghiera
E quale piena di strali il limite
                  Più non divide
                  Più non fugge

                   Ora
                           La notte
                                   Impera
E prima quale dopo
A passo lento annebbia
                   Non un attimo si spiega
                   Estesa proporzione di non tempo

Tenue la coppa transita
Ed io traccio tra riti frugali
Il tempo d’esser uomo




In ore di marciume riscopri
che la notte non lascia segno
fuorché rughe di destini incompiuti
ed esplorando il pianto non morire
ma taci
                  un attimo soltanto
                          e su di me cadendo
                                  amami
                                  prendimi
                                  esplodimi

Tra tanto ripudiar rimane un pianto
Ancora non esploso a divorarmi



 

Oltre il confine dei venti
Dove la pietra intagliata dagli antichi
Ora contempla la pochezza umana
Mentre tra i capelli si tesseva l’aria
E dai suoni l’impetuoso divenire
                                  Delineava il suo passo
Ti ho pensato


Ora più che mai vedo quanto ho penato
Credendo l’amore possibile
E quanto ancora ne inseguo i riflessi
E vedo come nelle ombre ho bagnato il desiderio
Tra il cortese profumo della terra
Ed il fragore del mare…..
             E il tuo volto appare femmineo
             A nutrire un altro sogno.




Premendo intendimento
Un fragile di donna
Annoverato ha il pianto
Ed ora libagione
Affranca solitudo
Son io me stesso?
Attendo…. E sempre attendo



 

In questo contraffatto silenzio
si anima e trasuda leggera
ad offrirsi quale nuovo sacrificio
mentre imbrunisce il nostro dileguarsi….
             non era altro che d’affanno
             prescelto rifugio
No,
tra esequie attesa declinando l’attimo ultimo
si contrae futura
e si danna d’esser colta prima della fine stessa
             lei
             l’attesa ignara
             sognando allegorica stizza
             cade
             ed ama dallo sguardo la sua assenza

Talora scrivere penando
Siffatte menzognere reti
In raccapriccio tratte
             A eludere sé stessi
Non già per definire il mondo
Con ombra e verità
Ma quale foglia d’ossa spente
Potendo la menzogna non essere più vergine

                                  E si fa notte


Non il tuo volto….
             Le tue mani tracciano
            derubando grate
             propositi ignoti
per poi nello stinto serale
premere una nube sul tuo seno
             ove non trasmigra
             ove non scende
             pena né delirio
                      ma persistente
                                        ama

Non il tuo sguardo….
            Ma spargendosi il torvo, affine ricordo
            Che ride in simiglianza
                                       Di sorrisi.

Allegoria del poco ci rimane
E funebre riparo
Se fingere vivendo allegoria del sogno
Che dipanata sperde
E non rimane

Ha per istanti queste insolite carezze
Spurie ipocondrie d’amanti
             Cercando un dunque
             Che realizzi dubbi stantìi
Logori da noie inconfessate
Poco l’amore in noi
C’insegna a vivere




Anche cosparsa in carne
                      L’ansia mia
È traspirante amore atteso
                      Prosegue
                      Quasi opposto il tempo
                     E il suo richiamo
                     Di passi vitalizi

Amarti allora
Predato dissapore e sangue e sogno
Ma tenue
E teso filo unendo
Possa volerci insieme

 

Heb del logorio dei giorni demone
E Crutidemo deità di morfosie
                  Equis dove jakin oltre jod
Abbia gnoseosi tremolio
Donde pleroma se spazio
                           Possa
Circumvolare Keter
                  E mai più fingere


Lasciarsi andare
In mari di dolcezze
Ove il volo d’argento e nubi
Dissuadendo l’essenze e le magie
Delle stagioni
A ridere al crepuscolo
Rincorrendo l’amore
E poi
Lasciarsi andare….



Laddove il morire dell’uomo
Al passo degli attimi s’inventa
Mille poesie divampano
A morire nel fuoco.

Noi
Che viviamo il soffio della morte
Nel fugace ritroviamo l’ansia
Di scoprire
Che anche il minimo soffio di vento
Mai si ripete…..

…..continua……

                                                                                                                          e il ticchettìo risolve ogni speranza



lungo
eterno istante
                   fuggi
minimo e intenso
                          nell’intimo
l’assurdità della misura
          e così sibili univoco il ciclo
          ove perderti è impossibile

 


messe tra i corvi e vino acidizzato
sui tavoli dei vinti
il sogno

in questa scalza notte
felpate idee sorvegliano
qualora illudermi volessi
che ancora esiste Dio

quiete d’intanto si dilata
mentre apostata palpito
denso e buio
mi trangugia

ch’io mi perda e non travisi
quanto ancor resta sconosciuto
a far di vita semina
perenne.




E’ senza tempo la notte
Un lumìo aggiunge ai veli nubici
Freddo e non buio
          Veloce questa vita
          Al centro dei triangoli
          Coi vertici ad aprirsi
          Da braccia all’ali sue
          E quindi volo anch’io


 

<<Indietro                                                                                                                                                            Avanti>>

Home      Letteratura      Pittura      Fotografia      Divertimenti      Notizie      Chi sono      Contatti      Riflessioni      Siti Amici